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>>> Diario di viaggio astrologico

Elena

SYDNEY, BLUE MOUNTAINS E ROYAL NATIONAL PARK. TRA ODIO E AMORE.

blue mountainsBlue Mountains.

Come avrete capito, i tre mesi passati a Sydney non sono stati affatto un periodo piacevole per me e, oltre a questo, non mi sono mai sentita in sintonia con la città. Per carità, Sydney è esteticamente molto bella, incredibilmente sicura, ha un clima fantastico e una mobilità lavorativa davvero positiva, però non fa per me, non c'è niente da fare.

I miei ritmi lì erano scanditi dai vari lavori che svolgevo (in settimana lavoravo come commessa in un negozio di abbigliamento firmato, la domenica facevo le pulizie in una residenza studenti e, nel mentre, portavo avanti alcuni progetti di scrittura e traduzione) e dai problemi da risolvere.
Uscite e divertimento? Poco. La vita culturale che questa città offre è piuttosto scarsa e io non ero nel mood di godermi le spiagge.
Amicizie? A parte una persona, forse due, gli altri incontri sono stati tutti poco profondi o, addirittura, assai deludenti e questo ha avuto un effetto molto scoraggiante su di me.

L'amicizia è, infatti, uno degli aspetti in assoluto più importanti della mia vita. Sembra strano, dopo tutti i miei racconti di solitudine, ma è così: passo la maggior parte del mio tempo da sola ma ho bisogno di sentire delle persone emotivamente vicine. Così come mi piace incontrare persone nuove e scoprirne le storie ma in questo viaggio ho sentito un senso di disinteresse totale di fronte a modalità davvero distanti da me.

Il viaggiatore medio è anzi tutto molto più giovane di me e, perciò, in un'altra fase di vita e, in secondo luogo, assai concentrato sul Suo viaggio e sul Suo divertimento. L'immigrato medio è focalizzato sul Suo lavoro e sui Suoi soldi. L'Australiano medio della East Coast è molto chiuso e con un'alta considerazione della buona educazione (bene!) a discapito, però, dell'onestà emotiva (male!).

sydneySydney.

Cosa intendo con l'ultima frase? Sorriso sempre stampato in faccia anche quando gli occhi dicono ben altro e modalità aggressivo-passive che tirano fuori da me un'italianità che non sapevo nemmeno di avere...! Giuro che non ho mai odiato tanto sentirmi salutare da sconosciuti come lì. Perché? Perché, come mi capitava anche in UK e in Canada ma con modi meno affettati, ogni volta che qualcuno ti saluta usa in automatico la formula “ciao, come stai?” senza aspettarsi risposta alcuna a questa domanda o, al massimo, risposte non più negative di “non troppo male”. Per intenderci, è così quando entri al supermercato, in un taxi, all'ospedale ecc. La formula è talmente automatica che, il più delle volte, viene detta senza nemmeno guardarti e con un tono meccanico.

Rivendico l'importanza della domanda “come stai?”, una delle più sacre che si possano rivolgere a un'altra persona e che non andrebbe svalutata ma, anzi, ripulita dal perbenismo che non manca certo nemmeno in Italia.

“Come stai?” è interesse e cura. È apertura all'ascolto. È compartecipazione. È uno dei ponti tra noi e gli altri, che dovremmo esercitarci a percorrere a piedi nudi.

In quei mesi di rapporto difficile con la città l'unico giorno in cui mi sono sentita davvero bene è stato quello in cui ne ho fatto un'escursione alle Blue Mountains. In realtà anche il Royal National Park offre degli scorci incredibilmente belli ma alle Blue Mountains ho sentito qualcosa di così profondo che non credo di poter trovare parole adatte per descrivere quella sensazione. Connessione. Apertura. Fiducia. Armonia. Amore, soprattutto tanto Amore.
Lì, per la prima volta dall'inizio del viaggio, mi sono sentita davvero al posto giusto nel momento giusto. Di più, è stato uno dei giorni più felici di tutta la mia vita. Lì ho compreso che la mia idea di voler continuare il viaggio, nonostante tutto, aveva un senso, un senso ancora più profondo di quanto io avessi creduto fino a quel momento... L'Australia aborigena mi chiamava.

royal national parkRoyal National Park.